SALUTE PLANETARIA
Riflessioni per un futuro sostenibile
A cura di Federico Serra
Capitolo 19
Planetary Health e sistema finanziario globale
Fausto Orsomarso, Senatore, Membro della 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, Presidente della Fondazione South-Italy
Un sistema finanziario ben funzionante è necessario per affrontare adeguatamente le sfide associate alla salute planetaria (Planetary Health). Un sistema finanziario in grado di indirizzare gli investimenti verso attività che possano avere un impatto positivo sulla salute planetaria e in grado di eliminare quei problemi che hanno un impatto negativo sulla salute planetaria. Tuttavia, 10 anni dopo l’ultima grande crisi finanziaria, e con il cambiamento climatico ancora considerato un fallimento politico e a trent’anni dalla creazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), siamo consapevoli che bisogna costruire un sistema finanziario che sia in grado di gestire l’interesse pubblico a lungo termine e le questioni relative al bene comune, come è la salute planetaria. Bisogna allora chiedersi cosa ci si può aspettare dal sistema finanziario e come lo stesso impatti sui temi della sostenibilità ambientale, dei cambiamenti climatici e della salute planetaria, comprendendo nel contempo i vincoli strutturali, le condizioni e le limitazioni politiche, e quelle economiche e sociali.
Siamo tutti consapevoli che per raggiungere obiettivi concreti in tema di Planetary Health è necessario cambiare drasticamente alcuni modelli economici, industriali e di consumo a livello globale, ma anche sociali al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente e sulla salute umana. Ciò significa un cambiamento radicale verso processi e comportamenti di produzione più sani e rispettosi dell’ambiente e creare un set completo di nuove tecnologie e infrastrutture per sostituire quelle esistenti che non siano più sostenibili. Questo cambiamento ha un costo che dovrebbe essere visto sia come un investimento per il futuro sia come un’azione protettiva e preventiva contro le minacce alla salute planetaria e in risposta anche ai nuovi scenari pandemici come, per esempio, le malattie croniche non trasmissibili e le malattie infettive. Sebbene incerti e altamente variabili, a seconda delle stime, delle ipotesi sottostanti e degli scenari, i costi degli investimenti nella salute planetaria possono essere significativi. Per esempio, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (International Energy Agency, IEA) ha stimato un totale di 68 trilioni di dollari USA per gli investimenti nel settore energetico nel suo scenario di sviluppo sostenibile per il 2018-2040 (IEA WEO [World Energy Outlook] 2018). Questo affronta i principali componenti correlati all’energia degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) delle Nazioni Unite oltre il solo problema del cambiamento climatico. Ma l’IEA sottolinea anche che questo scenario richiede solo circa il 15% di investimenti in più rispetto allo scenario di base, sebbene comporti però una netta differenza nell’allocazione del capitale. Si dovrebbe prestare attenzione a spostare l’intero investimento da modelli non sostenibili e riallocare tutte le risorse in linea con gli SDGs, piuttosto che ridurre gli investimenti sostenibili a una nicchia limitata.
Un primo key message che possiamo trarre è quello che mobilitare il sistema finanziario per la salute del pianeta ha due obiettivi correlati: spostare gli attuali flussi di investimenti globali verso attività economiche compatibili con la salute del pianeta e, allo stesso tempo, interrompere il finanziamento di quelle attività che creano problemi ambientali e sociosanitari che potrebbero portare a un potenziale collasso del sistema e ripercussioni su scala globale.
Ma dobbiamo essere consapevoli che le risorse pubbliche sono centrali quando si tratta di investimenti nel welfare sociale, fornitura di beni comuni e costruzione di infrastrutture a lungo termine. Tuttavia, poiché i governi hanno sempre di più vincoli e una limitata capacità di spesa pubblica, a causa di priorità concorrenti per le risorse e a una crescente riluttanza ad aumentare il deficit di bilancio e il debito pubblico (per esempio, il patto europeo di stabilità e crescita), la tendenza recente è stata quella di cercare finanziamenti privati, anche per le infrastrutture.
Le istituzioni finanziarie pubbliche hanno storicamente fatto molto per stimolare gli investimenti in R&S (ricerca e sviluppo) e innovazione in settori prioritari a lungo termine come IT, biotecnologia e nanotecnologia. Oggi, quasi la metà degli investimenti globali in energie rinnovabili è finanziata da agenzie pubbliche e imprese controllate dallo Stato. La finanza pubblica internazionale, guidata dalle banche di sviluppo (multilaterali, regionali e nazionali), ha effettivamente svolto un ruolo cruciale all’inizio della “finanza climatica”, che è stata inizialmente finanziata con fondi pubblici al 100%. È servita a incanalare i flussi di investimento Nord-Sud, concentrandosi su progetti energetici e infrastrutturali. Attualmente, a causa degli ingenti importi che questa transizione ambientale e climatica richiede, è diventato chiaro che la finanza privata deve assumersi la maggior parte dei finanziamenti. Il ruolo della finanza pubblica continua però a essere importante quando si tratta di individuare le strategie e le priorità, avviare progetti e processi, ridurre i rischi e fare leva su tali investimenti, in modo che i finanziatori privati e gli investitori istituzionali possano intervenire rapidamente. Per i finanziamenti infrastrutturali, questo è illustrato dalle attuali richieste di finanziamenti misti, in cui ci si aspetta che gli investitori pubblici e filantropici mitighino determinati rischi per gli investitori al fine di attrarre finanziamenti privati (The Economist, 2016; Blended Finance Taskforce, 2018). Spesso associati alla salute pubblica, ai problemi di sviluppo e alla conservazione della natura, aree scarsamente coperte dai mercati finanziari tradizionali, i finanziamenti filantropici (per esempio, la “Bill & Melinda Gates Foundation” e la “Children’s Investment Fund Foundation”) possono essere utili per compensare la debolezza di azione governativa sia nei Paesi in via di sviluppo sia in quelli con maggiore stabilità economico-finanziaria ma con politiche deboli sotto il profilo della sostenibilità ambientale. Tuttavia, le risorse filantropiche sono per loro natura limitate, sia in termini di dimensioni sia di portata d’intervento, e di conseguenza non coprono alcuni obiettivi di finanziamento chiave né possono fornire l’intero volume di investimenti necessari.
Un secondo key message è che la finanza pubblica ha un ruolo importante da svolgere nella salute del pianeta. Il ruolo degli investimenti pubblici è infatti quello di indicare la strada e innovare dove il capitale privato non fluisce “naturalmente” perché è troppo rischioso, dirompente o con proiezioni a lungo termine.
Oltre alla pura filantropia, sono emersi di recente alcuni schemi di finanziamento innovativi che coinvolgono finanziamenti filantropici accoppiati a investimenti di impatto ambientale, in particolare sulla conservazione dell’ambiente e dei beni naturali. Tali approcci si basano sulla strutturazione di investimenti che forniscono un risultato positivo sulla natura e un ritorno finanziario, diretto o indiretto. Per esempio, l’organizzazione di investimenti per la conservazione della natura NatureVest gestisce diversi programmi di investimento come prestiti per finanziare programmi di conservazione, capitale per acquisire risorse naturali negoziabili o partecipazioni azionarie in nuove iniziative operative o di sviluppo che forniscono benefici per la conservazione.
Nonostante sia un campo in crescita che sta iniziando ad attrarre l’interesse degli investitori, gli investimenti per la conservazione della natura e la protezione ambientalistica soffrono della loro stessa virtù intrinseca: essendo profondamente radicati nei problemi locali, il livello idea-le per l’operatività dei programmi è il singolo progetto, il che rende intrinsecamente difficile proiettarli per un impatto globale. Inoltre, l’apertura del campo della natura agli investitori può esacerbare i conflitti tra stakeholder, comunità e società e quindi questo tipo di intervento finanziario potrebbe non essere auspicabile su larga scala.
Un terzo key message è che la finanza per la conservazione dell’ambiente è un approccio promettente per mirare ad avere un impatto concreto, ma soffre di problemi di percezione economico-finanziaria che rende difficile attrarre investitori tradizionali, visto che tale approccio indica una “monetizzazione” sistematica dell’ambiente che non è un approccio universalmente accettato.
La buona notizia è che il livello di investimento richiesto non è irraggiungibile, soprattutto perché le istituzioni finanziarie gestiscono un’enorme quantità di capitale.
Sulla base di questi presupposti possiamo dire che il sistema finanziario globale ha due ruoli significativi da svolgere per la salute del pianeta. Può:
1.incanalare il capitale necessario nella giusta direzione (investimenti compatibili con la salute del pianeta);
2.gestire il potenziale rischio finanziario sistemico di una brusca transizione della salute del pianeta o di impatti catastrofici correlati al deterioramento della salute del pianeta.
Un sistema finanziario ben funzionante potrebbe essere considerato un semplice lubrificante dell’economia e in quanto tale non richiederebbe che gli venga prestata troppa attenzione. Ma a più di 15 anni dalla crisi finanziaria del 2007-2008, il sistema finanziario è sotto pressione nuovamente a causa dei conflitti in atto, di una recessione finanziaria diffusa, di nuove sfide sanitarie (COVID-19) e poiché una nuova crisi finanziaria è una minaccia costante e la fornitura di beni comuni non è ancora una priorità in molti sistemi governativi, la capacità di contribuire alla salute del pianeta non è garantita e potrebbe essere seriamente messa in discussione.
È necessario incanalare il capitale verso l’implementazione della Planetary Health e gestire i rischi correlati al sistema finanziario, creando giuste sinergie e non solo mere chimere ideologiche. La misura di come il sistema finanziario debba contribuire alla sostenibilità ambientale, climatica e sulla salute e su come quest’ultimo può raggiungere questi obiettivi è ampiamente in discussione e anima un dibattito a livello globale che non può essere sviluppato in maniera semplicistica.
Oggi, per la maggior parte dei decisori nelle economie di libero mercato, il modo per affrontare la salute planetaria, come qualsiasi altra questione, è quello di applicare la solita ricetta: il settore pubblico e i governi devono guidare la strada con la politica e la spesa pubblica, il mercato seguirà poi, tenendo conto dei conseguenti segnali di politica e di mercato. I mercati si occuperanno di allocare in modo efficiente il capitale ai settori appropriati, massimizzando il rendimento rispetto al rischio, a condizione che la domanda per tale finanziamento esista già (per esempio, esistenza di pipeline attive di progetti/aziende/settori alternativi nella riduzione della CO2).
Questo schema può funzionare solo se vengono soddisfatte contemporaneamente due condizioni:
1.i segnali sono materiali (per esempio tangibili) per le istituzioni finanziarie;
2.i segnali sono rilevanti e le istituzioni finanziarie sono in grado di integrarli nel loro processo decisionale.
Queste due condizioni sono certamente un serio ostacolo a un approccio guidato esclusivamente dai mercati finanziari relativamente alla salute planetaria. In primo luogo, integrando la Planetary Health nelle politiche governative, come quadro generale di intervento che guida gli investimenti pubblico e privato a lungo termine, e nello stesso modo individuando strategie e priorità con le quali si intende agire, per esempio sul cambiamento climatico, sufficienti a garantire che i segnali di politica e di mercato siano tangibili per le istituzioni finanziarie. In genere, se una politica o una regolamentazione è considerata troppo lontana nel futuro per incidere finanziariamente sulle aziende nel breve termine, le istituzioni finanziarie ignoreranno sicuramente il segnale, poiché non ha alcun impatto sulle valutazioni attuali e future e senza visione prospettica. Lo stesso vale per i segnali dei mercati finanziari in generale. Finché i rischi e le opportunità per la salute planetaria non si rifletteranno nei prezzi e nei consumi e se non ci saranno incentivi per le decisioni finanziarie a incorporarli, sarà difficile avere attenzione dagli stessi mercati e pertanto la tempistica dei segnali di fragilità riguardo il tema della Planetary Health è cruciale per far fronte soprattutto ai mercati finanziari miopi.
Sapere che vi è un rischio tangibile e che si manifesterà a un certo punto non è sufficiente a innescare una reazione da parte dei mercati finanziari, finché l’evento non coincide con il loro orizzonte temporale. Questo è definito come la “tragedia dell’orizzonte” sottolineata da Mark Carney, Governatore della Banca d’Inghilterra. Per esempio, se dal punto di vista di un investitore possa risultare che l’investimento nei combustibili fossili sia redditizio (almeno per un po’ di tempo), ma se non esiste una chiara motivazione per cui l’investitore debba evitare tali profitti, si crea un corto circuito finanziario complesso da gestire. Se tale investimento è considerato dai governi “cattivo”, ovvero indesiderabile dal punto di vista del benessere pubblico, ci si aspetta che la regolamentazione aiuti a modificare questo segnale. In secondo luogo, la misura in cui tali segnali rappresentano adeguatamente il livello di rischio non dovrebbe essere data per scontata. In effetti, l’approccio tradizionale al rischio nella finanza si basa sul presupposto che i mercati siano efficienti, il che implica che i prezzi di mercato riflettono il “set di informazioni note”, che comprende tutte le informazioni, tutte le conoscenze e tutte le esperienze disponibili al momento, in grado di guidare le decisioni e contenere i rischi d’impresa.
Nel suo intervento alla conferenza COP28 di Dubai del 2023, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottolineava il ruolo fondamentale del settore finanziario nell’affrontare il cambiamento climatico. «Essere efficaci richiede molte risorse, che il settore pubblico da solo non sarà in grado di mobilitare, per questo è fondamentale accompagnare lo sforzo pubblico con il coinvolgimento degli investimenti privati, garantendo un mercato aperto alla libera concorrenza ma tutelato dalla concorrenza sleale. […] Il ruolo delle banche multilaterali di sviluppo è essenziale, ma non possiamo nascondere il fatto che necessitano di essere riformate e adattate al contesto odierno. Chiaramente, le singole nazioni possono fare poco senza la collaborazione internazionale, e ogni forum multilaterale deve saper fare la propria parte. Ed è ciò che porteremo avanti con la presidenza italiana del G7 nel 2024».
In definitiva, il settore finanziario ha un ruolo importante da svolgere nell’ambito della salute planetaria, ma è attualmente limitato da una serie di ostacoli, tra cui la visione a breve termine è uno degli impedimenti maggiori, assieme alla necessità delle difficoltà di creare una partnership pubblico-privata.
Inoltre, la mobilitazione della finanza per la salute planetaria non dovrebbe concentrarsi solo sul rischio, ma dovrebbe anche avere chiara la visione su come la finanza può contribuire alla salute planetaria stessa. Tradurre questi obiettivi in target significativi per le istituzioni finanziarie è fondamentale. Un’opzione sarebbe quella di una classificazione delle attività economiche indesiderate e pericolose.
In senso più ampio, la regolamentazione finanziaria deve essere modellata in modo che il sistema finanziario venga utilizzato per promuovere la salute planetaria. È necessario un approccio preventivo per promuovere l’azione politica nel sistema finanziario per compensare quei meccanismi di mercato che risultino incapaci di prevenire future catastrofi ambientali. Ciò richiederà una regolamentazione macroprudenziale per rafforzare il sistema finanziario contro i nuovi tipi di rischi ambientali e sanitari e per incentivare le istituzioni finanziarie a spostare i propri investimenti verso un percorso di salute planetaria. Non ha molto senso promuovere una salute planetaria positiva senza una pianificazione di attività economiche e finanziarie se gli investimenti continuano a fluire verso attività economiche che danneggiano la salute planetaria. Quindi, un allineamento generale dei mercati finanziari con la salute planetaria è il vero obiettivo.
Vi sono diverse fonti che forniscono stime generali e dati sul finanziamento climatico. Alcuni punti chiave includono i finanziamenti internazionali.
Gli accordi internazionali, come l’Accordo di Parigi, prevedono impegni finanziari per sostenere azioni di mitigazione e adattamento nei Paesi in via di sviluppo. Nel contesto dell’Accordo di Parigi, l’obiettivo è di raggiungere un finanziamento climatico di 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020, proveniente sia da finanziamenti pubblici sia privati. Tuttavia, raggiungere questa cifra è stata oggetto di dibattiti e sfide, spesso non risolte.
Inoltre, molti Paesi hanno sviluppato programmi nazionali per affrontare il cambiamento climatico che comportano investimenti significativi. Questi possono includere progetti di energie rinnovabili, incentivi per la sostenibilità, politiche di efficienza energetica e molto altro.
Parimenti, aziende e investitori privati stanno sempre più considerando le questioni legate al cambiamento climatico nei loro piani aziendali. Ciò include investimenti in tecnologie sostenibili, energie rinnovabili, progetti di efficienza energetica e iniziative di riduzione delle emissioni di gas serra.
Altro tema è quello dei fondi sovrani e degli investimenti green, con alcuni Paesi che hanno creato fondi sovrani dedicati al finanziamento di progetti sostenibili e di adattamento al cambiamento climatico. Allo stesso modo, ci sono sempre più prodotti finanziari etici e green che attraggono investitori interessati a sostenere il contrasto al cambiamento climatico.
Investimenti significativi sono diretti anche verso la ricerca e lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio e soluzioni innovative per affrontare le sfide del cambiamento climatico.
Il sistema finanziario è solo uno strumento, un intermediario e non dovrebbe sostituire il processo decisionale economico. La finanza da sola non può affrontare tutte le sfide economiche. Anche le politiche, le innovazioni, gli stili di vita e i comportamenti pertinenti dovranno essere adattati con altri mezzi affinché la finanza svolga il suo ruolo. I buoni segnali e gli incentivi si dimostreranno successivamente efficaci nel guidare gli investitori e il processo decisionale finanziario, anche puntando alla cooperazione internazionale a vantaggio delle aree più vulnerabili del pianeta.
Sempre alla COP28 di Dubai, la premier Meloni ha indicato una possibile strategia in tal senso annunciando con orgoglio l’impegno dell’Italia nel destinare una quota significativa del suo fondo per il clima alle nazioni più vulnerabili dell’Africa. Questo impegno, ha chiarito, «non segue un approccio caritativo, ma mira a mettere l’Africa in condizione di competere ad armi pari, consentendole di crescere e prosperare grazie alle sue risorse, attraverso una cooperazione tra pari, lontana da approcci paternalistici e predatori».
In sintesi, riparare il sistema finanziario stesso è indispensabile per la salute planetaria e molte delle correzioni da attuare devono tenere a mente la salute planetaria come obiettivo per essere efficienti e trovare una soluzione per conciliare la finanza con gli interessi sociali e gli obiettivi a lungo termine. Il miglior contributo che la finanza potrebbe dare alla salute planetaria è ripensare il sistema finanziario nel suo insieme, con strategie politiche in grado di aumentare gli investimenti per raggiungere gli obiettivi stabiliti dagli accordi internazionali e affrontare le sfide sempre più urgenti del cambiamento climatico.