SALUTE PLANETARIA
Riflessioni per un futuro sostenibile
A cura di Federico Serra
Capitolo 5
L’evoluzione delle città nell’ecosistema planetario
Roberto Pella, Deputato, Presidente f.f. ANCI
Immaginare oggi, e per il futuro, il ruolo di un primo cittadino nel dare il proprio contributo concreto alla salute e al benessere di un ecosistema planetario non è un esercizio immediato, né di poco conto. Da Moncenisio a Roma Capitale, città e comuni d’Italia, d’Europa e del mondo si trovano ogni giorno ad affrontare la complessità di una trama fragile, sottoposta a moltissime sfide e scossoni, ma, al contempo, sempre più resiliente nella capacità di adattamento e risposta. Si tratta di una ricerca costante di soluzioni e strumenti volti a governare e a prevenire i rischi di situazioni, a volte persino esiziali, di fronte ai quali ci si può, sempre più frequentemente, sentire impotenti o schiacciati.
Le città sono il cuore pulsante di nuovi modelli di vivibilità e salubrità. Il fenomeno demografico che riguarda il nostro pianeta evidenzia una tendenza incontrovertibile e inarrestabile all’urbanizzazione che, come tale, va considerata in tutta la sua complessità, non solo in termini demografici, ma anche rispetto alle dinamiche socioeconomiche, ambientali e climatiche, infrastrutturali e ‒ non da ultimo ‒ di salute che essa implica.
Si pone dunque la necessità di studiare e monitorare i determinanti di salute degli individui e delle comunità all’interno dei contesti urbani e in rapporto alla relazione che questi ultimi instaurano con i territori circostanti, con city-users e popolazione insistente, al fine di orientare gli strumenti e le risorse della politica pubblica territoriale in ottica di salute.
Assistiamo, da un lato, a rapidissimi fenomeni di inurbamento, come quello cinese dove il “sorpasso” della città sulla campagna è imminente, o come quello indiano, il Paese più popoloso al mondo; dall’altro lato, al contempo, in Europa e in Italia lo stesso fenomeno può dirsi già compiuto e impone, quindi, di confrontarsi con le criticità poste da invecchiamento e denatalità, politiche per la casa nelle periferie od overtourism e svuotamento dei centri storici, povertà energetica e circolarità, sostenibilità dei sistemi sociosanitari-assistenziali.
Nel nostro Paese, le 14 città metropolitane sono aree territoriali, talvolta molto vaste, che comprendono sia il comune capoluogo sia i comuni confinanti e corrispondono al 15,4% della superficie nazionale, in cui risiede il 36,2% della popolazione, cioè oltre 21,3 milioni di persone. Di contro, i 6.000 comuni con meno di 5.000 abitanti amministrano il 54% del territorio nazionale, sottoposto a un inarrestabile esodo e spopolamento.
È evidente che una strategia efficace richieda la capacità di visione d’insieme della relazione storicamente policentrica del nostro tessuto nazionale e la consapevolezza che “nessuno si salva da solo”, che l’interconnessione e l’interdipendenza sono le prime variabili di cui tener conto per non arrecare danno al prossimo.
Questa bussola per navigare verso un futuro più sostenibile si è significativamente tradotta nel principio DNSH (do no significant harm), secondo cui oggi qualsiasi progetto finanziato nell’ambito dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza degli Stati membri europei deve garantire la totale assenza di impatti negativi significativi sull’ambiente. Questa condizione sottolinea l’importanza di un approccio olistico alla ripresa, dove crescita economica e tutela del pianeta procedano di pari passo e guidino gli investimenti in maniera responsabile, garantendo che ogni azione intrapresa contribuisca positivamente alla sostenibilità ambientale e sociale delle comunità.
Il principio DNSH introdotto dal Next Generation EU segna un punto di svolta nelle politiche europee, ponendo la tutela dell’ambiente al centro delle decisioni strategiche e operative e rappresentando, di fatto, un catalizzatore per la promozione di pratiche sostenibili e responsabili, in grado di influenzare decisioni economiche e politiche a tutti i livelli e ‒ sperabilmente ‒ a tutte le latitudini.
Ecco perché, anche in materia di salute, possiamo oggi esprimerci in termini di salute planetaria con maggiore consapevolezza, ambizione e senso di responsabilità: oggi è chiaro a tutti che la salute è una, è globale, è indivisibile. La pandemia da COVID-19 ha avuto conseguenze su tutti i livelli di governo, evidenziando ed esasperando, a tratti, limiti e criticità, già noti e irrisolti, nella gestione delle competenze e nel sistema organizzativo. Tuttavia, specialmente presso i comuni, che sono il terminale più prossimo ai cittadini, si registra la consapevolezza secondo cui pianificare e organizzare i servizi delle nostre città come “health city” significa plasmare in piena sinergia “health in all policies”, con l’obiettivo a tendere di garantire più salute e più equità. La tutela della salute assume sempre più una valenza interdisciplinare che si interseca fortemente con i problemi delle città, del territorio, dell’economia, con le disuguaglianze e i conflitti.
In questo senso, tutela della salute oggi significa trasporti e mobilità, mix funzionale del tessuto urbano e degli spazi pubblici, forestazione urbana e de-impermeabilizzazione del suolo, biodiversità e servizi ecosistemici, uso efficiente e circolare delle risorse e, non da ultimo, pianificazione di un welfare locale che, pur ascritto a un quadro di riferimento nazionale ed europeo, dovrà essere modellato su reti e di servizi di prossimità territoriale, adattandosi a singole specificità e bisogni emergenti.
Le città sono al centro di una pianificazione strategica che mira a questo traguardo, anche grazie alla capacità di servirsi degli strumenti innovativi e delle potenzialità fornite dalla trasformazione digitale, inclusa l’intelligenza artificiale, al servizio del bene pubblico delle comunità. Come per tutte le innovazioni, c’è un valore immediato che è introdotto e fruito dalla comunità, che ha reso le nostre città sempre più intelligenti, e c’è un valore che matura, anche attraverso fallimenti, e che dobbiamo ancora del tutto imparare a utilizzare e a gestire: in questo consiste, se vogliamo, il ruolo di un decisore pubblico, di un sindaco, per il governo e la protezione della città, una delle più potenti ideazioni della storia dell’uomo che costantemente si rinnova e si re-inventa.
Se sarà possibile plasmare un ecosistema planetario più sostenibile, collaborativo e digitale, capace di comunicare con il suo ambiente naturale e animale e con la comunità che lo vive, sensibile alle sfide del presente e aperta ad alleanze generative di futuro, lo scopriremo anche grazie al ruolo che città e primi cittadini sapranno ritagliarsi, in un processo di consapevolezza sempre più maturo e completo.
Bibliografia
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