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SALUTE PLANETARIA

Riflessioni per un futuro sostenibile

A cura di Federico Serra

Capitolo 2

La salute planetaria e il ruolo dell’Italia

Beatrice Lorenzin, Senatrice, Presidente dell’Health and Science Forum

Proviamo a chiederci in che mondo viviamo e soprattutto in che mondo vivremo. Proviamo a chiederci quali sono le nostre responsabilità verso le generazioni future e quale sia il nostro debito verso di loro. Proviamo a chiederci se con le nostre scelte stiamo sfruttando eccessivamente la Terra.

Kirsten Meyer, docente di filosofia tedesca nella sua opera Was schulden wir künftigen generationen? (Quale debito abbiamo verso le generazioni future?) non ha dubbi e scrive: «Chiunque vivrà in futuro ha il diritto di ricevere da noi il pianeta in condizioni non peggiori di come l’avrebbe trovato senza il nostro intervento».1

Sono temi attuali che impongono un dibattito politico, sociale ed etico che ci deve vedere tutti impegnati nella ricerca di soluzioni passando dalla cultura del dire a quella del fare.

Prendiamo per esempio il cambiamento climatico che sta spingendo il pianeta verso un “punto di non ritorno”.

Tim Lenton del Global Systems Institute dell’Università di Exeter, su Nature, ci indica che questa possibilità è una “minaccia esistenziale per la civiltà”, che un collasso di questo genere per i sistemi terrestri potrebbe trasformare il pianeta in una sorta di serra, con un aumento di 5 °C delle temperature, di 6-9 metri del livello del mare, la perdita delle barriere coralline e della foresta amazzonica. Grandi porzioni della Terra sarebbero del tutto inabitabili e la stessa vita del nostro pianeta messa fortemente in discussione.

Per limitare il riscaldamento a 1,5 °C è necessaria una risposta d’emergenza su scala globale, che impegni la politica a fare delle scelte perché la stabilità del nostro pianeta è in pericolo. Il lento collasso della banchisa nell’Antartico occidentale, per esempio, è già in corso e gli ultimi dati mostrano che potrebbe essere lo stesso per alcune zone in quello orientale. Se si sciogliessero entrambe, il livello del mare potrebbe aumentare di 7 metri nel corso di pochi secoli.

Quanti si ammaleranno in più per ogni grado di aumento della temperatura della Terra? E di che malattie? Vi saranno nuove pandemie globali? E quanti moriranno? E in che parte del mondo?

Il ghiacciaio Chacaltaya era la fonte principale di acqua per l’area urbana di La Paz (2 milioni di abitanti). In quella zona vicino all’equatore, la velocità di scioglimento del ghiacciaio è dieci volte superiore a quella dei decenni precedenti e sta mettendo in serio pericolo le riserve idriche di una delle aree più popolate dell’America Latina. E dire che la Bolivia produce soltanto lo 0,04% delle emissioni mondiali.

L’esistenza di “punti di non ritorno” significa che il business as usual è ormai finito. Si stanno verificando rapidi cambiamenti nella natura e nella società, e altri sono in arrivo. Se non rivediamo il nostro approccio, questi cambiamenti potrebbero travolgere le società mentre il mondo naturale si sgretola rapidamente. In alternativa, con un’azione globale di emergenza e una governance adeguata, gli interventi collettivi potrebbero generare delle opportunità positive creando nuovi modelli e una svolta. Il futuro prossimo è tanto più prospero quanto più sostenibile.

La Rockefeller Foundation−Lancet Commission on Plan-etary Health ci indica il Planetary Health come «il raggiungimento del più alto standard raggiungibile di salute, benessere ed equità in tutto il mondo attraverso un’attenzione giudiziosa ai sistemi umani – politici, economici e sociali – che modellano il futuro dell’umanità e ai sistemi naturali della Terra che definiscono i limiti ambientali sicuri entro i quali l’umanità può prosperare. In parole povere, la salute del pianeta è la salute della civiltà umana e lo stato dei sistemi naturali da cui dipende».

Perché ragionare attorno all’idea che la salute planetaria potrebbe essere utile per il futuro dell’umanità? Bisogna considerare le due dimensioni che collegano la salute planetaria con la salute umana. La prima inserisce la salute umana all’interno di un sistema più complesso, dove le minacce che la nostra specie deve affrontare non sono rischi astratti ma assolutamente reali, come le vulnerabilità dettate dalle malattie, dai cambiamenti climatici, dall’acidificazione degli oceani o l’inquinamento chimico e acustico. I rischi risiedono in noi stessi e nelle società che abbiamo creato, e noi siamo destinati ad affrontarli quotidianamente. Quando consideriamo il cambiamento climatico, il principale punto di riferimento che ci indica una soglia di pericolo sono le emissioni di gas serra. Ma bisognerebbe andare oltre questa misura includendo la capacità dei sistemi umani di monitorare la minaccia, comprenderne l’importanza e agire in base a tale conoscenza per prendere decisioni risolutive. Il secondo punto da considerare è che la salute planetaria riguarda i sistemi naturali all’interno dei quali esiste la nostra specie, per esempio la salute, il benessere individuale e collettivo e la diversità della biosfera. Gli esseri umani vivono all’interno di uno spazio operativo sicuro dell’esistenza planetaria, ma se i confini di quello spazio vengono violati, le condizioni per la nostra sopravvivenza diminuiranno e improvvisamente tutto il sistema diventa vulnerabile e fragile. Attualmente, i sistemi naturali vengono degradati in una misura senza precedenti nella storia, con effetti noti e altri ancora sconosciuti e non quantificati sulla salute umana. Per esempio, sebbene le prove del nesso di causalità tra i cambiamenti ambientali dovuti alla deforestazione e le epidemie di malattie da virus Ebola siano inconcludenti, la perdita di ampie fette di terreni forestali ha portato le persone e la fauna selvatica a più stretto contatto, con i rischi intrinseci delle malattie zoonotiche e ipotesi di trasmissione di virus da specie animali a uomo che non sono mere ipotesi ma purtroppo fatti concreti con i quali misurarsi. C’è sicuramente una responsabilità intergenerazionale di non fare ulteriori danni e di creare i sistemi per consentire alle generazioni future di prosperare mentalmente, fisicamente e materialmente, di costruire un benessere planetario basato sul rispetto del contesto nel quale viviamo.

Ciò che è abbondantemente chiaro oggi è che i pericoli che affronta la nostra specie richiederanno «un’azione collettiva urgente sia a livello locale che globale».2 La cooperazione sarà indispensabile per la nostra sopravvivenza, il superamento dei silos culturali e operativi diventa indispensabile. Ma purtroppo ogni giorno vediamo i limiti della nostra capacità di collaborare gli uni con gli altri: conflitti, nazionalismi, competizione, individualismi prevalgono rispetto al bene comune. Un’area di ricerca attiva che non è ovviamente mainstream per la salute globale, ma che è al centro dell’idea di salute planetaria, è la comprensione di ciò che aiuta o ostacola la cooperazione umana e dove ogni nazione gioca un ruolo importante nell’interesse non solo della propria popolazione ma dell’intero pianeta, in una visione che non porti a isolare e a isolarci rispetto al concetto di comunità.

L’Italia, grazie alla sua ricchezza di patrimonio naturale, è considerata dagli esperti un hot spot della crisi climatica, ovvero la nostra penisola rappresenta una zona geografica particolarmente vulnerabile.

Un Paese lungo dalle Alpi alle coste mediterranee, circondato dai mari, passando per le pianure fertili, con l’intero territorio esposto a una vasta gamma di impatti climatici, tra cui ondate di calore estremo, siccità prolungate, inondazioni e innalzamento del livello del mare. Eventi spesso improvvisi che hanno impatti significativi su un territorio troppo spesso fragilizzato da politiche che non hanno preservato l’ambiente naturale, eventi che possono causare danni significativi all’agricoltura, all’approvvigionamento idrico, alla biodiversità e alla salute umana, facendo dell’Italia il Paese europeo col maggior numero di morti imputabili alle ondate di calore: nel 2022 sono state oltre 18.000. Bisogna avere la consapevolezza che la crisi climatica rappresenta un’emergenza che va affrontata subito, in maniera sinergica, con capacità di programmazione e con una visione globale, utilizzando nella maniera più efficace le risorse.

Una situazione che si collega al grande tema della Planetary Health come campo di studio interdisciplinare, si concentra sull’interconnessione tra la salute umana e la salute del pianeta, dove il benessere dell’umanità è inestricabilmente legato alla salute degli ecosistemi globali quale pilastro della vita terrestre e che solo con un approccio realistico, olistico e con una collaborazione sinergica tra politica, scienziati, professionisti della salute e dell’ambiente, comunità locali e il settore privato si può raggiungere un equilibrio tra il benessere delle persone e il benessere del pianeta.

Risulta chiaro come l’implementazione di tale concetto sia più che mai cruciale per affrontare le sfide della crisi climatica, costruendo i presupposti affinché la “salute planetaria” diventi un punto irrinunciabile nel dibattito sulla sostenibilità e la salute come bene comune.

È necessario avere una strategia concreta nel nostro Paese dove il tema della Planetary Health abbia quell’attenzione istituzionale che sia un grado di generare importanti ricadute in ambiti come la salute e l’ambiente nel quale viviamo e dove cresceranno le generazioni future.

È urgente l’adozione di energie rinnovabili, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile e la promozione di modelli di consumo responsabili, favorendo una transizione verso un’economia in grado di favorire la creazione di nuovi posti di lavoro e dove l’innovazione tecnologica diventi il volano dello sviluppo e della sostenibilità. Planetary Health significa anche miglioramenti significativi nella salute umana. La riduzione dell’inquinamento atmosferico, per esempio, potrebbe portare a un calo delle malattie croniche non trasmissibili, migliorando la qualità della vita delle persone. Inoltre, un’agricoltura sostenibile potrebbe garantire la disponibilità di alimenti salutari e nutrienti, contrastando il fenomeno della malnutrizione e dell’obesità.

L’Italia è chiamata ad avere un ruolo chiave nella promozione di politiche sostenibili, nella creazione delle connessioni necessarie a guidare il cambiamento, costruendo ponti tra il mondo della scienza e della ricerca e chi deve assumere delle decisioni che riguardano la vita di tutti noi.

Dobbiamo essere tutti consapevoli che solo attraverso un impegno collettivo possiamo preservare la vita, ricordandoci quanto espresso dalla dichiarazione delle Nazioni Unite sulle generazioni future del 1997 che indicava come «Le generazioni presenti dovrebbero vegliare per assicurare le condizioni di uno sviluppo socio-economico equo, durevole e universale per le generazioni future, sia sul piano individuale che collettivo, in particolare tramite un utilizzo ragionevole e prudente delle risorse disponibili al fine di lottare contro la povertà».3

Bibliografia

Meyer K. Was schulden wir künftigen generationen? Herausforderung zukunftsethik. Reclam Verlag, 2018.

2.Dasgupta PS, Ehrlich PR. Pervasive externalities at the population, consumption, and environment nexus. Science 2013;340(6130):324-8.

3.United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization. Declaration on the responsibilities of the present generations towards future generations. Paris, France: 12 November 1997.